VISUALE Carlow
31 gennaio – 10 maggio 2026
La Digital Gallery di VISUAL Carlow presenta "DRILL", una nuova mostra di installazioni audiovisive e video commissionata appositamente a Naomi Sex. L'artista ha scritto e diretto una serie di performance sceneggiate che si svolgono su sei grandi monitor, distribuiti nello spazio oscurato. Gli schermi sono posizionati in modo tale che gli spettatori debbano spostarsi tra di essi, navigando nella stanza come se stessero attraversando un campo da badminton. Elemento centrale dell'installazione è una fotografia a tutta parete di un palo da badminton, scattata di profilo. L'immagine suggerisce un confine invisibile, invitando il pubblico a immaginare la rete estesa per tutta la stanza.
I film sono popolati da tutto ciò che riguarda lo sport: pesi liberi, tappetini da palestra, racchette, abbigliamento sportivo di marca e fasce elastiche dai colori primari. L'artista lavora con un mix di attori professionisti e non professionisti, le cui interpretazioni oscillano tra un'esaltata teatralità e un goffo naturalismo. Li osserviamo mentre conversano tra loro e, occasionalmente, con se stessi. La palestra diventa un luogo di prove in cui il linguaggio e il comportamento sociale sono sottoposti alla stessa rigorosa ripetizione di un colpo di dritto.

Nel corso di un singolo ciclo, i sei schermi entrano ed escono dalla sincronizzazione. Si dipanano micro-scenari distinti ma interconnessi: un personaggio esita prima di parlare; un altro sostiene di essere costretto a scusarsi troppo spesso; qualcuno si fissa sulla sensazione di vulnerabilità che prova in tuta da ginnastica; altri confessano una persistente goffaggine nelle situazioni sociali. Le scene sono assurde e vagamente comiche, i dialoghi si ripetono e si interrompono con una cadenza beckettiana. Il linguaggio viene distorto per rivelarne le lacune. Gli scambi vacillano, le scuse proliferano, le intenzioni vengono fraintese. L'umorismo è asciutto, ma il sottotesto è di vulnerabilità.
Questa precarietà del linguaggio è contrapposta alla sicurezza dei corpi in movimento. Quando gli artisti si scambiano un volano o si cimentano in un esercizio coreografato, i loro movimenti sono sicuri ed eleganti. Al contrario, quando si trovano faccia a faccia, tentando una normale conversazione, i loro gesti si irrigidiscono. Le braccia si incrociano in segno di difesa; gli sguardi si distolgono. In una scena, un gruppo è schierato in formazione, tendendo tra di loro delle bande elastiche gialle, rosse e blu. Le bande creano vere e proprie linee di tensione, allungandosi e vibrando mentre gli artisti si piegano all'indietro con forza controllata. L'immagine funziona come un diagramma della tensione sociale: la connessione viene mantenuta, ma solo attraverso la pressione.

Il dialogo in questi micro-scenari suggerisce una carenza di fluidità sociale, sollevando il dubbio che queste conversazioni siano esse stesse delle esercitazioni: tentativi di praticare l'intimità, le scuse o il confronto. In tal caso, i personaggi sembrano intrappolati in un circolo vizioso in cui la pratica non si trasforma mai in vera padronanza. Il sociologo dello sport Henning Eichberg ha ipotizzato che in Occidente i giochi siano stati codificati in modo così intenso nella forma sportiva che l'impulso ludico da cui sono scaturiti si è quasi estinto. L'opera di Sex potrebbe portarci a chiederci se lo stesso sia accaduto anche alle relazioni umane in generale. In una società sempre più incline a strumentalizzare la comunicazione visiva e verbale come mezzo di avanzamento, abbiamo forse oscurato il sé autentico da cui è emerso per primo l'impulso a comunicare?
L'opera trova inoltre riscontro nelle teorie degli atti linguistici formulate da J.L. Austin e successivamente ampliate da Judith Butler ed Eve Kosofsky Sedgwick. Austin propose che le espressioni non si limitassero a descrivere la realtà, ma potessero anche metterla in atto. Distinse tra locuzione (ciò che viene detto), illocuzione (ciò che viene fatto nel dirlo) e perlocuzione (gli effetti prodotti dal dirlo). Butler e Sedgwick hanno utilizzato questo quadro teorico per esaminare come il linguaggio influenzi e regoli genere, sessualità e potere sociale. In "DRILL", scuse, accuse e confessioni funzionano come atti linguistici provvisori. I personaggi tentano di rimodellare le proprie realtà relazionali attraverso il linguaggio, ma gli effetti perlocutori sono instabili. Le parole vengono pronunciate, ma le loro conseguenze restano incerte.

L'installazione di Sex colloca i corpi in stretta prossimità, impegnati in uno sforzo coreografato, mettendo al contempo in evidenza la fragilità dello scambio verbale. La rete da badminton diventa una metafora centrale. Simbolo prototipico di connessione, di rete, essa segna tuttavia una divisione tra due parti. È anche la struttura necessaria che permette il gioco. Allo stesso modo, gli elastici di resistenza richiedono una tensione reciproca per funzionare; senza una forza contraria, si allentano. 'DRILL' suggerisce che la coesione sociale possa dipendere da una dinamica simile: una pratica continua di negoziazione, ripetizione e tensione. La mostra lascia lo spettatore sospeso tra la promessa di miglioramento attraverso la pratica e la consapevolezza che alcune lacune nella comunicazione persistono, per quanto ci si alleni diligentemente.
Ella de Búrca è un'artista visiva irlandese e docente al SETU Wexford College of Art.
elladeburca.com