SO Fine Art Editions
5 marzo - 4 aprile 2026
Michael Corrigan, fotografo di Dublino ed ex presidente di Visual Artists Ireland, ha presentato la sua nuova mostra, "Margins", presso SO Fine Art Editions. "Margins" riflette sui confini evanescenti tra terra, mare e cielo.
A prima vista, la mostra presenta un'ampia gamma di fotografie di paesaggio in bianco e nero, incentrate principalmente sulle coste di Sligo, del sud di Dublino e di Wicklow. La fotografia costiera esercita un fascino immediato: in bilico tra l'organico e lo scultoreo, le forme del litorale fondono vastità, movimenti di marea e formazioni minerali modellate da millenni di erosione. Non c'è da stupirsi che Immanuel Kant, padre dell'estetica moderna, ritenesse che la bellezza e la sublimità trovassero la loro massima espressione nella natura: le forme monumentali e l'energia primordiale che incarnano suscitano un fascino ancestrale.

Per puro caso, durante la mia visita alla galleria, mi sono imbattuto in Corrigan e la nostra conversazione si è incentrata sul suo metodo. Innanzitutto, mi ha spiegato che il suo istinto lo porta a usare un obiettivo grandangolare, fondendo sfondo e primo piano in un unico campo visivo, al fine di creare un senso di forze in equilibrio. In alcune delle sue opere, questo equilibrio è precario, in altre, maestosamente sereno.
Prendiamo ad esempio le immagini di Strandhill, nella contea di Sligo. Gli elementi sembrano coesistere in una tensione quasi aperta, in una sorta di aperta ostilità, come se ognuno lottasse per il dominio. Il cielo incombe, le nuvole corrono veloci, le coste si inclinano e l'orizzonte diventa una linea di frattura metamorfica dove la terra si scioglie e l'acqua evapora nell'aria. Queste immagini monocromatiche trasmettono un senso di turbolenza, di lotta, e questo effetto è amplificato dalla tecnica di Corrigan di volgersi verso la luce. Sfuggendo alle convenzioni fotografiche, l'artista riesce a rendere le nuvole come masse luminose e retroilluminate all'interno dell'inquadratura, addensandone la presenza con un'intensità interna e minacciosa.
Altri paesaggi, tuttavia, sembrano trasmettere l'opposto: congelare il tempo in una composizione delicata e armoniosa. Le immagini di Booterstown, a Dublino, rappresentano forse l'apice degli sforzi di Corrigan in questa direzione: meditazioni sulla coesistenza di elementi disparati, ciascuno dei quali risiede pacificamente, seppur con forza, nel proprio piano. Queste fotografie, forse più di ogni altra della serie, impiegano il caratteristico contrasto netto per un effetto drammatico. Per raggiungere questo risultato, Corrigan dovette adottare una routine mattutina. Lavorando all'alba, l'artista poteva sfruttare quel momento della giornata in cui le nuvole sono avvolte dalla luce del sole e il terreno rimane in relativa ombra.

Soffermiamoci un attimo sul titolo. La parola "margini" è entrata nella lingua inglese intorno al XIV secolo e indica spazi che si trovano ai margini, alla periferia. Per loro natura, tali spazi non hanno una posizione fissa: sono oltre il centro, ma mancano della chiarezza definitoria di un confine. Di conseguenza, i margini sfumano i confini: la costa si fonde con l'oceano, il cielo con l'orizzonte, l'acqua con l'aria. Come suggerisce Sarah McAuliffe nel suo testo di accompagnamento, anche i paesaggi di Corrigan sono spazi marginalizzati – messi da parte, considerati insignificanti o poco attraenti – dalla nostra cultura contemporanea, satura di immagini e così incline allo spettacolo.
A mio avviso, il titolo evoca efficacemente anche i margini di una pagina o di un testo, quegli spazi vuoti in cui si accumulano appunti e riflessioni personali: piccoli interventi su una superficie impersonale. Più nello specifico, nella fotografia analogica, i margini di stampa consentono di maneggiare l'immagine senza toccarla durante il processo di sviluppo chimico. Inoltre, nella popolare espressione "margine di errore", il termine è associato a un senso di accomodamento, o di deviazione ammissibile: imperfezione senza catastrofi. Queste allusioni, racchiuse in un'unica parola, coinvolgono ulteriormente il pubblico nella prospettiva dell'artista sul suo soggetto.

Il lavoro di Corrigan si pone in dialogo con la tradizione fotografica e, nella nostra conversazione, ha esplicitamente citato Bill Brandt come una delle sue influenze. Brandt, fotografo britannico di origine tedesca, allievo di Man Ray, fu profondamente influenzato dal modernismo fotografico. Il suo lavoro spaziava dalla cruda documentazione sociale durante la Seconda Guerra Mondiale alle successive sperimentazioni con il nudo femminile. L'uso della prospettiva grandangolare e la sensibilità al contrasto tonale di Corrigan riecheggiano aspetti di questa eredità. In "Margins", Corrigan dimostra che la periferia non è un luogo di assenza, bensì di intensità.
Tom Lordan è uno scrittore e artista
critico, motivato dalla filosofia europea contemporanea e dalla sua eredità storica.
tomlordan.com